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By Giangiorgio Pasqualotto

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La rivincita del paganesimo. Una teoria della modernità

Un viaggio alla scoperta delle radici della nostra identitàQuali sono le radici profonde della civiltà moderna? Alcuni anni orsono los angeles Chiesa cattolica domandò all'Unione Europea di riconoscere nella costituzione le "radici cristiane" dell'Europa. l. a. richiesta fu respinta. Il rifiuto opposto dalla quasi unanimità dei paesi europei sta advert indicare non soltanto che viviamo ormai in una società secolarizzata e post-cristiana, ove i seguaci di Cristo sono soltanto un gruppo di cittadini tra gli altri, ma che non è nemmeno così pacifico che i valori e le istituzioni che costituiscono l'ossatura della Modernità siano innanzitutto un'eredità del messaggio evangelico.

TUTTO - Teatro

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Giovanna d’Arco. La vergine guerriera

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Il culmine di questo andamento distur­ bato lo si può avere con l'oggetto del massimo attaccamento, la vita: chi è colpito da passione sfrenata per la vita finisce spesso per cercarne l'affermazione a tutti i costi e in tutti i modi, giungendo ai limiti estremi, là dove essa è massima­ mente esposta ai rischi della morte. Anche in questo caso l'attaccamento non solo consuma chi lo alimenta, ma anche spreca ciò per cui lo si alimenta. Tutto ciò, però, non costituisce motivo sufficiente per dichiarare affatto originali le implicazioni etiche del non­ attaccamento proposto dal Buddhismo originario: in effetti esse sono ben presenti anche nei principi del limite (peras) e della misura (metron) che si trovano, rispettivamente, nel Filebo di Platone e nel Protrettico di Aristotele.

Ma, se l'idea di anatta è il motivo centrale dell'originalità buddhista, allora la nozione di karma va riferita a una situazione in cui il soggetto non è che un momentaneo incrocio di linee di forza convenzio­ nalmente denominate "cause" ed " effetti " . Ciò non significa tuttavia che l'idea di karma come rapporto causa-effetto con al centro il soggetto sia del tutto inconsistente e inutile: essa, però, serve solo fintantoché si impone la necessità empirica o psicologica di un riferimento al soggetto.

Chi çomprende l'impermanenza e l'interdipendenza non compie soltanto un'operazione intellettuale, ma si mette nelle con­ dizioni di mutare il rapporto coll'gli altri esseri. In partico­ lare, se si incorpora l'idea di anatta, ossia che nessun essere è autosufficiente, ne deriva, in positivo, che ciascun essere dipende da altri esseri, per cui il comportamento compassio­ nevole non è solo "auspicabile", ma risulta necessario per la sopravvivenza di ciascun essere: «Badando a se stessi, o bhi­ kkhu, si bada anche agli altri, badando agli altri si bada a se stessi.

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